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Ispirazioni dal Search Marketing Connect 2017

“Stimola in te e negli altri la voglia di migliorare le proprie abilità costruendo un profilo a T” (Alessandro Martin)

Citando l’intervento di Alessandro Martin, ecco cos’è stato per me il Search Marketing Connect 2017, confermando l’aspettativa dell‘evento dall’approccio olistico al Web Marketing (ecco l’articolo pre-evento in cui ne parlavo).

Il “profilo a T” di cui parla Alessandro Martin, proprio grazie ad un approccio “olistico” al digitale, è un professionista verticalizzato su un ramo specifico del web marketing, come può essere il PPC, ma che, parallelamente, ha competenze orizzontali, anche basilari, su altri, come la SEO, il Social Media Marketing, il Web Design. Questo profilo, oltre a ridurre il rischio di “fordismo digitale”, come fa notare Alessandro – l’iperspecializzazione che porta il professionista a perdere la visione d’insieme del progetto – permette a mio avviso anche di beneficiare, nella propria attività, della conoscenza e delle “contaminazioni” provenienti anche dagli altri ambiti del web marketing, in un circolo virtuoso che può generare vantaggi sia in termini di performance del singolo progetto, che, a livello individuale, in termini di sviluppo personale.

Il punto di partenza: propensione individuale alla curiosità “olistica” di andare oltre il proprio ambito di specializzazione per migliorare, con il crossover tra le discipline, non solo il proprio lavoro ma anche e soprattutto se stessi.

Ho voluto raccogliere qui le ispirazioni da alcuni dei numerosi interventi del Search Marketing Connect che, a mio avviso, proprio come quello di Alessandro Martin, si sono contraddistinti per questo tipo di approccio.

Marco Quadrella – Search Marketing Analytics: cosa misurare quando il traffico arriva da Google

  • “Il primo fattore di ranking SEO è la soddisfazione dell’utente” (cit. da Cyrus Shepard) – è vero che il CTR modifica il posizionamento, ma secondo una ricerca recente anche i clic ripetuti o il tempo in cui l’utente rimane in un determinato risultato: quindi l’esperienza complessiva dell’utente è un fattore di ranking.

 

  • Nella definizione del measurement plan e delle metriche da monitorare per il nostro modello di business, dobbiamo tenere presente che a volte l’ottimo locale può danneggiare l’ottimo globale, così come considerare esclusivamente il lungo termine, nel breve, può essere frustrante. La soluzione? Visione globale ed azione locale; guardare sia gli obiettivi finali che il “micro quotidiano, cambiando spesso cappello”.

 

Gabriele Benedetti – Facebook Adv vs Google Adwords: le potenzialità calate nel funnel di conversione

  • Lungo le fasi del funnel di conversione gli obiettivi sono diversi:
  1. Mostrare il brand nel punto più alto (TOP o TOFU)
  2. Interagire con visitatore nel punto intermendio (MIDDLE o MOFU)
  3. Ottenere una conversione nel punto più basso (BOTTOM o BOFU)

Ciò implica necessariamente che, anche se i canali possono essere gli stessi tra una o più fasi, le metriche debbano essere necessariamente diverse.

 

  • Per misurare la Brand Awareness generate dalle attività paid, si possono utilizzare:
  1. Google Search Console: variazione di impression per le query di brand
  2. Google Analytics: variazione del traffico diretto durante il periodo di campagna

 

  • Le campagne brand in rete di ricerca devono essere usate in tutte le fasi:
  1. TOP: “Se non sono noto spenderò molto, se lo sono mi devo proteggere”
  2. MIDDLE: “Proteggo le mie ricerche e alzo il CPC di chi ci prova”
  3. BOTTOM: “Facilito l’accesso alla fase più prossima alla conversione”

 

Federica Brancale – Data Studio: costruiamo una Dashboard Strategica

  • Google Data Studio permette di ottenere la “visualizzazione strategica” delle informazioni visualizzare dati non con testo, ma con immagini – che è rilevante in quanto rispecchia i nostri processi cerebrali (il 90% delle informazioni percepite arrivano dalla vista, il 70% dei sensori recettori sono negli occhi, comprendiamo 40% volte meglio se la risposta contiene immagini).

 

  • Le caratteristiche di un dato “perfetto”:
  1. è rilevante,
  2. espone sia il valore relativo che quello assoluto,
  3. è contestualizzato,
  4. è segmentato,
  5. è attrattivo,
  6. invita all’azione, (“from data to action” cit. Avinash Kaushik)
  7. la forma in cui è trasmesso o le informazioni che contiente dipendono dalle caratteristiche dell’interlocutore.

 

Alessandro Facco – Advertising su Campagne Internazionali

  • Porsi le domande giuste è la prima cosa da fare prima di decidere se entrare o meno in un mercato internazionale:
  1. Il mio brand è conosciuto in quel paese?
  2. Ho landing o sito in lingua?
  3. Conosco le abitudini d’acquisto del paese?
  4. Conosco la situazione politica?
  5. So cosa fanno i competitor?
  6. I prezzi sono adeguati per quella realtà?
  • Per fare l’assessment iniziale, è utile utilizzare dei tool di crawling, come Synthesio, che permette di estrarre dati rilevanti dalle conversazioni online degli utenti e dei media. Da qui è possibile indagare l’esistenza di competitor da noi non conosciuti, verificare l’esistenza di menzioni del brand o di conversazioni per noi rilevanti, identificare gli influencer e comprendere se la semantica dei termini utilizzati possa essere diversa rispetto a quella del nostro paese.

 

Emanuela Genovesi – Oltre Google e Facebook: +500.000€ di fatturato da “altri” canali CPC

  • Rispetto alla rete display tradizionale, il programmatic advertising è “audience centric”, automatizzato e basato su dati ed algoritmi. Ciò permette di “non acquistare solo lo spazio, ma la persona”.

 

  • Le caratteristiche del native advertising -“formato non intrusivo, integrato/correlato al contenuto editoriale”- permette di “aggiungere valore all’esperienza di navigazione attirando l’attenzine del consumatore e stimolando ad approfondire un argomento di suo interesse” (cit. iab Italia).

 

Questi sono solo alcuni degli interventi, tra quelli che ho seguito personalmente, a mio avviso maggiormente significativi da un punto di vista “olistico” sia perchè sottengono riflessioni, ispirazioni e ragionamenti applicabili in quasiasi ambito del Web Marketing, a prescindere dal canale o dalla piattaforma che, parallelamente, stimolano quella “sana curiosità” di guardare oltre la propria singola specializzazione per migliorare il proprio lavoro e, soprattutto, per migliorarsi.

L’esperienza del Search Marketing Connect sarà sicuramente da ripetere nel 2018. Nel frattempo, dal 21 al 23 giugno 2018 ci sarà il Web Marketing Festival, sempre organizzato dal Search On Media Group. Da segnare in agenda!

Michela Marzoli

Michela Marzoli

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